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Un'Esistenza Migliore per la Lepre

In Italia, molti dirigenti quando raggiungono posizioni dominanti, perdono i propri freni inibitori e propinano le proprie verità come oro colato.

É il caso di coloro che redigono i piani faunistici, i pareri vincolanti e non, le regole da rispettare da parte dei cacciatori per le specie cacciabili.

Dal fringuello al lupo, la visione di chi dovrebbe indicare la giusta strada per una corretta gestione delle specie è distorta rispetto alla realtà, invece di basarsi su dati scientifici inconfutabili, che potrebbero essere prodotti e finanziati dalla stessa Comunità Europea, ci si riferisce a lavori surrogati che fanno acqua da tutte le parti.

Dopo aver visionato studio svolto in Francia, che ognuno di voi può trovare sul sito segugi.net che riguarda la riuscita dei ripopolamenti di Lepre allevate in cattività, le famose Lepri di cui tante volte ci siamo serviti per provare a ripopolare le zone di caccia, ho la conferma degli insuccessi a cui, io stesso, sono andato incontro.

Mi chiedo quante volte abbiamo sprecato risorse economiche consistenti per le immissioni di animali allevati in cattività, come capita nella quasi totalità dei ripopolamenti di Lepre che effettuano gli Ambiti Territoriali di Caccia.

Gli allevatori di selvaggina, ogni anno, ricavano degli ottimi redditi con i fondi sborsati unicamente dai cacciatori, ma i risultati tangibili sono pressochè nulli!

Mi piacerebbe che anche in Italia le associazioni venatorie creassero un proprio comitato composto da scienziati, come ha fatto la Federazione dei Cacciatori Francesi, che potesse con produzioni scientifiche referenziate difendere la caccia dagli attacchi dei protezionisti camuffati da gestori.

Con questo preambolo voglio, ancora una volta, spronare tutti voi a risparmiare il capitale Lepre, prelevare solo gli interessi, fermarsi dalla sterilizzazione totale dei territori.

Finita la caccia, la povera Lepre sopravvissuta dovrà superare mille difficoltà: i predatori (volpi, lupi, aquile, cinghiali, cani randagi, gatti), i predatori a 2 gambe, più animali degli animali, che senza pietà utilizzano tutti i mezzi illeciti per ucciderla, le malattie virali e non che ogni anno mietono molti effettivi, le avversità climatiche, i pesticidi usati in agricoltura e, non ultimo, l’insuccesso dei ripopolamenti!

È veramente forte, sopravvive a tante persecuzioni; pensate seci comportassimo un po’ meglio nei suoi riguardi, forse non ci sarebbe motivo di sprecare tempo e risorse per i ripopolamenti farlocchi.

Non dimentichiamo che una femmina salvaguardata, in un anno, può produrre molti Leprotti!

Siamo diventati sopraffini, pochi cacciatori si dedicano alla caccia alla volpe, selvatico degno di attenzione per la caccia con i cani da seguita. Proprio la caccia alla volpe ha un doppio ruolo: divertirsi con i cani e con i colleghi e diminuirne il numero per proteggere i leprotti ed anche le Lepri adulte.

Quand’ero più giovane, al mio paese natale, al mattino cacciavo la lepre ed il pomeriggio la volpe, in gruppo con molti amici. Oggi, purtroppo, nessuno lo fa più!

Tutti si occupano della caccia grossa, con carabine sempre più sofisticate, altro che caccia alla volpe!

Là qualche lepre riesce a resistere, ma per ognuna di esse ci saranno almeno 20 volpi!

Pensate, ogni notte, cosa può succedere nelle nostre zone di caccia; nella mia branchi di lupi, e di questo sono sicuro, si preparano per cacciare in gruppo collaborando alla sterilizzazione del territorio.

Nemmeno nel parco americano di Yellowstone un eccesso di popolazione di lupi simile a quella italiana potrebbe essere considerata compatibile con una corretta politica di gestione.

Ma siccome per generazioni su “Topolino” il lupo è stato mitizzato, umanizzato, guai a chi lo tocca!

Lungi da me, e spero da tutti noi, volermi occupare del lupo, lasciamolo alla gestione degli scienziati!

Anche se molti colleghi hanno subito la perdita di Segugi per opera del lupo, non ho alcuna intenzione di addentrarmi in una trappola, in un argomento che si presta a tanti equivoci.

Però, posso dirvi che la storiella inventata che il lupo fa diminuire il numero dei cinghiali è tale e quale a quella del lupo di “Topolino”. Dopo una prima fase nella quale i cinghiali subiscono perdite dalla predazione da parte del lupo, che oggi è ampiamente superata, si organizzano in grandi branchi composti da molte scrofe, porchetti e qualche verro, diventano praticamente un gruppo inattaccabile, solamente qualche piccolo viene predato. In compenso i grossi branchi di cinghiali vivono in prossimità dei campi aperti coltivati, evitando, se ce ne sono le possibilità, il bosco fitto, ed i danni aumentano quando vanno al pascolo nelle culture intensive.

I caprioli, della stessa famiglia di “Bambi”, ma con i quali il lupo non gioca, diventano preda facile, lo possiamo notare da tutti i garretti con gli zoccoli che troviamo nei campi e la maggior parte di coloro che conoscono il territorio si è già accorta che il loro numero è drasticamente diminuito.

Voglio concludere rivolgendo un appello a salvaguardare la Lepre, aiutiamola in tutti i modi, adottiamo nei suoi confronti un comportamento etico, affinchè possa rimanere il giocattolo con il quale si perpetua la nostra passione per i Segugi.


Vincenzo Ferrara, www.segugi.net

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